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dic 31
2007
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La "mela" imprevistaScritto da lucdellacorte in myblog |
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Terzo Capitolo
La "mela" imprevista
Er nasone continua a far andare il suo Life-rewind... e tutto ciò che ho vissuto si ripresenta ai mie occhi in tutta la sua splendida e gaudente follia!
Somiglia a Pat il principe biondo che m'intriga in un caffè. Son qui a rimuginar le mie cose, che il tipo mi sorride attraverso un sipario di capelli d'angelo. Il mio cuore ha un dubbio e cerca di chiuderla lì, ma il cervello balordo lo pungola e gli suggerisce:
"Che ti frega, sarà pure un trucco, ma è niente male!".
Mollo il caffè per seguire la scia di Chanel numero 5 che già allieta via del Corso. Accarezza con la sua preziosa essenza il volto austero di palazzo Bonaparte, dimora di Letizia Ramolino, madre del grande Napoleone. Si diffonde leggera in ogni angolo della Galleria di palazzo Doria Pamphili e sfiora le opere esposte a Palazzo Ruspoli.
Il suo andare morbido realizza ai miei occhi un'incantevole armonia con le raffinate bellezze di Roma. Inseguo come un felino il desiderio nuovo. Ipnotizzato dal passo morbido e selvaggio. Stravolto dal vivace guizzo del suo culo, lasciva danza di preziose perle.
Buddha nero!...lei/lui dinanzi a me. Che meraviglia quel suo andare in vibrante sinfonia. Finalmente scatta la magia nei nostri occhi e riesco a portarmela a casa in due minuti. E' più tesa di un tamburo la sua pelle bruna come miele. L'afferro per la criniera d'angelo...briglia di follia e desiderio represso. Tiro a fargli male. Si lamenta e cerca di liberarsi dalla morsa. Gli spiaccico la faccia sul divano e lo impalo con un colpo solo fino alla radice. Resta per un attimo senz'aria. Infine urla, geme e si contorce finché, domo, non si arrende alla tempesta. Con la mano libera gli schiaffeggio la schiena e il sedere, finché il sangue non affiora in superficie e incorona di lividi la sua pelle bruna come miele. La cosa inizia a piacergli sul serio, farfuglia parole incomprensibili... deve essere brasiliano o giù di lì.
E inizia a masturbarsi con foga, s'inarca per aprirsi all'impossibile ai duri, scomposti assalti mio ventre...e io, ancor più gasato dal suo offrirsi con così puttanesca indecenza, inizio a darci dentro con cattiveria, furioso come un sanguinario guerriero in preda alla follia di una guerra santa.
È grasso in tempesta sulla vita...grasso che sfiora la pelle già rovente come brace. Invasato, finalmente divampo...tutto frigge e sale alto il fumo. Tanto fumo. Fumo che confonde. Fumo che sventra ogni pudore. È quello che mi serve in questo istante, e so che un dio, da qualche parte, piange per vedermi estraneo alla sua grazia. Mi spiace, ma non posso farci nulla, oggi preferisco la bella e sconvolgente reazione della chimica di Satana!
Ora! felice prigioniero di queste chiappe calde e voluttuose...prigionia che fonde il cervello e mi lega più che mai alla fiamma dell'edonismo. Sì... vivo ormai sopraffatto dalla pienezza carnale della vita!
Mi manca solo la Pat. Dividere con lei questo bel bocconcino brasiliano. Perché lei non arriva? So che non dovrebbe essere qui...ma ho bisogno che mi veda. Che partecipi a questo momento di follia. Si, non mi basta più il trans dal culo d'oro. Adrenalica Pat, dove accidenti sei finita? Vento...che cazzo fai? Portami un po di lei. Basterebbe il suo profumo a dare un senso a quest'inculata fattasi irritante, grigia e senza nome. Wow, eccolo il vento. Alita leggero sulla nuca... ecco il suo profumo... spande... ravviva le cose... la porta... sbamm!
Finalmente lei!
Faccia non sorpresa, semplicemente incazzata. Ferma. Indaga la scena. Indecisa sul da farsi. Immobile, chiusa all'emozione come una marionetta senza fili. Sale piano il livello di un disagio. Ecco, ora mi appare evidente la raffica di rancore che le sconfina in petto, ne marmorizza i tratti del bel viso. È furiosa per il mancato invito alla mattanza. Cinica, mi fissa come leonessa sulla preda. Lei, verace leonessa, ama calarsi nel cervello della preda. Ragiona da preda per vincere da predatrice.
Già! l'avrà mica imparato da Ernest?
Ora mi scava negli occhi, penetra corrosiva tra le rughe, indaga sul piacere e sul dolore, strizza il cuore, rovista nello stomaco, analizza il sangue in agitazione, viola il mio tutto... Dove andrò mai a riparare?
Esplode improvvisa la sua ira! afferra il trans per la coda di cavallo e lo sbatte contro il muro alle sue spalle. Adoro la sua ira scintillante, strappa le mie ansie e le mie paure, mi precipita nella giusta dimensione in cui assaporo mille ondate di follia rigenerante. Da lei sgorga il nettare della vita, l'energia di cui ho bisogno per remare. E il senso del buon vivere le gronda copioso da ogni cellula, perfino dai lunghi capelli rossi, che porta arricciolati sulla nuca come onde di un oceano in festa sotto il sole.
Mi avvicino per raccoglier sulla lingua le figlie scintillanti della sua crisi, piccole perle di rugiada che rotolano scomposte sulle gote lucide e viziate. Le succhio le labbra disegnate dal demonio, le rubo la saliva. Salata, fresca e spumeggiante come acqua marina sparata sugli scogli. Lei, desiderio che non riesco a fuggire...a non obbedirgli come un cucciolo grato e fedele. Son dunque debole? Da arrendermi facilmente dinanzi a lei?
Ma in fondo, a cosa serve atteggiarsi a uomo forte e resistere, confliggere con l'unica Lei che mi fa sentire più fortunato di un re? Davvero...non ha senso.
Dolore, ansia...valvole fuori fase! Cribbio, perché quando non la vedo mi sembra di non esser nato? devo abitarle il cuore in ogni istante; scivolarle sulla lingua viziosa; farle l'amore sui tetti al cantar della luna; rovistarle le pieghe del piacere, fissarmi l'odore dei suoi gioielli nel naso e il sapore animale del suo sesso sulla lingua. Sì... è vero... solo in lei trovo il giusto senso della meraviglia!
Qualcuno dice che in fatto di sesso bollente le rosse non temano rivali. Che siano imbattibili. Nulla di più vero. Lei, occhi verdi e cappelli rossi, eletta regina dell'inferno per volere di Lucifero, è l'immagine del sesso più vivo e intrigante. Massima aspirazione del mio pianeta sanguigno e disturbato.
E disturbato...ma si...lo son di sicuro! Si dice che il disturbo mentale origini da situazioni familiari complesse. E la mia è più che complessa. Mio padre rapì mia madre. No, non so cosa sia una famiglia "normale". Mio padre, genesi della mia bastardaggine, si era perdutamente innamorato di mia madre...meglio dire: invaghito. E una bella sera di fine estate pensò bene di dar fuoco a un pagliaio del nonno. Il folle gesto per creare confusione, un elemento di disturbo che tenesse impegnate tutte le persone di casa a spengere quel maledetto fuoco. Accorsero molti vicini...e fu baraonda. E il nonno, che non poteva soffrire mio padre, mollò l'attenzione su mia madre per concentrarsi sul pagliaio in fiamme. E mio padre, non visto, riuscì ad avvicinare mia madre e la rapì per portarsela a casa sua indisturbato.
Quella stessa notte, credo, venne concepito il sottoscritto. Ma mio padre era un tipo instabile e imprevedibile...e si stufò ben presto del frutto della sua bravata e dopo qualche mese rispedì mia madre e il sottoscritto, che già le sguazzava in grembo, al mittente per mettersi con un'altra. La madre della splendida Pat ... e ogni giorno ringrazio non so quale dio per aver sistemato le cose in questo modo.
Vero folletti, non ho mai avuti rapporti con mio padre, anche se da piccolo voleva portarmi via con se, ma rimase solo una buona intenzione. E son cresciuto senza padre. Nonno Arturo mi ha fatto da padre, da nonno e, a volte, da madre.
Eh già... tutta colpa di quel pagliaio in fiamme se oggi sono qui tra voi folletti belli! Nacqui in casa...compiuto un anno mia madre partì per iniziare la sua avventura romana ed io rimasi con i nonni. A sei anni partii anch'io per l'avventura romana. Elementari in un collegio di suore. Medie in un collegio di preti. Molti la fuori sostengono che il collegio sia un brutto affare per i bambini. Io conservo solo bei ricordi.
Certo, i primi giorni lontano dai nonni furono terribili e le tentai tutte per fuggire e tornare a casa. Oggi mi viene da ridere al solo pensare ai miei tentativi di fuga andati sempre a vuoto. Ma che ci si poteva aspettare da un ragazzino di 6 anni? Dopo il primo mese già mi sentivo a casa. Certo, non vedevo l'ora che arrivassero le vacanze di Natale, di Pasqua e quelle estive per tornare in campagna dai nonni...ma nell'attesa me la cavavo abbastanza bene. Ero divenuto un leader a causa della mia strafottente vitalità e insensibilità alle regole...ciò fece di me un ragazzino di successo, con un ottimo ascendente sui miei compagni, che vedevano in me l'alfiere del loro taciuto desiderio di riscossa e libertà. E col tempo imparai a sfruttare la mia condizione di leader e iniziai ad imporre la mia legge...a ordinare a tutti i ragazzini di rifarmi il letto o di darmi questo o quello...e i più deboli, poverini, si arruffianavano per godere della mia protezione e mi regalavano spontaneamente dolci e ogni altro ben di dio!
Ciao e alla prossima puntata!
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