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mar 13
2008

L'uomo decadente e le nuove frontiere

Scritto da Principe in myblog

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http://www.arbaka.com/

 

L'uomo decadente, ovvero colui che non riesce a spiegarsi il passato per archiviarlo e concentrarsi sul miglior modo di affrontare le sfide del presente per costruire un buon futuro!

L'uomo decadente che imperversa nel III° millennio si è ormai rifugiato nella collina dell'ignoranza e sopravvive grazie alla puerile superficialità, che da sempre unisce le masse deresponsabilizzate, creandogli attorno una salvifica bolla d'aria, l'illusione di vivere da protagonista, che gli permette di non pensare alla sua reale condizione. Meglio dire che, guardandosi intorno, vede solo cloni di sé stesso e ciò lo rassicura e gli fa credere di essere nel giusto: di fare la cosa giusta... perché così fan tutti! ("tutte" nella celeberrima Opera... una delle migliori in assoluto).

La cosa più stupefacente è vedere come l'uomo decadente di oggi non sia affatto preoccupato nell'intimo: della sua anima, dei valori a cui si rapporta, del suo modo di essere e di agire.

Si preoccupa solo del suo stato economico, ponendo in secondo piano la sua realtà interiore e il suo volto umano: la sua capacità di relazione, la sua partecipazione attiva al bene comune e alla vita sociale, la ricerca degli strumenti atti a determinare una realtà sostenibile per tutti.

Per essere contento della sua realtà gli basta avere i soldi per arrivare a fine mese: il suo unico cruccio, l'unico in grado di mandarlo in depressione e/o di farlo sentire inadeguato e a volte, ma non sempre, di indignarlo. Ma la sua indignazione non è mai motivo di riflessione per capire il da farsi e agire di conseguenza per risolvere il problema. No, nel 90% dei casi si limita a cercare un colpevole a cui imputare ogni responsabilità e pressarlo, in genere trattasi di pressione di massa, difficilmente prende posizione da solo, affinché "il presunto colpevole" trovi le giuste soluzioni.

Ama solo provvedersi e pensare pensieri felici e sereni. Un drogato. Fumatore di illusioni materiali.

Il sogno primario dell'uomo decadente è quello di vivere in una società sempre più grassa e opulenta... sotto un cielo pieno di sole in cui imperversino, qui e la, laute precipitazioni di denaro che facciano fronte al suo immarcescibile desiderio di felicità. Felicità come terra e non come cielo.

E questa è in ultimo anche la sua visione dello Stato... una sorta di miniera naturale e inesauribile a cui attingere al bisogno di diritto, senza preoccuparsi di "curarla", da buon padrone, la sua miniera.

L'uomo decadente non si cura di sé stesso in quanto essere, ma solo in quanto oggetto.

Quindi è un uomo alla moda... la moda è il suo rivestimento, la corazza "salvavita" che gli permette di sentirsi a suo agio in ogni frangente e in ogni luogo. Il corpo è la sua unica luce, il suo biglietto da visita. Perciò la "puerile superficialità" citata all'inizio non è in ultimo che la "moda", il rivestimento ... La moda che unisce e salva tutti... Gli uni di fronte agli altri. 

"Moda" come disinteresse verso quel tutto che vive sepolto sotto la crosta del visibile: il pensiero, il sentimento, i bisogni e le aspettative del prossimo e del mondo (anche nei propri confronti) quando non si identificano nei propri. L'uomo decadente viaggia su un binario unico, con un unico senso di marcia: viaggia solo verso sé stesso... un sé stesso che vive lontano, laggiù, oltre l'orizzonte.

Un sé stesso invisibile che non riesce a disegnare, eppur s'illude della sua reale esistenza e prima o poi lo raggiungerà, ne è convinto, e si fonderà con lui centrando il sogno della piena realizzazione.

L'uomo decadente non si cura della sua crescente grettezza per aver perso familiarità con la classe e la gentilezza, col buon gusto e la socievolezza. Si sente forte grazie alla sua "moda" ed è scontroso in modo ormai naturale con tutto ciò che rappresenta l'umiltà, la debolezza e il disagio.

Ha perso di vista il senso più alto della sua esistenza terrena: superare l'esame di riparazione per rientrare a pieno titolo in quel corpo celeste da cui è stato espulso, qui parlo da cristiano, all'atto della nascita per espiare la colpa del peccato originale.

La cosa buffa è che l'uomo decadente, pur accettandosi e credendosi nel giusto, ha una paura fottuta della morte. Il pensiero della morte, madre dei dubbi cinicamente relegati all'esilio coatto per tutta la vita, rispolvera in un sol colpo tutte le sue paure e la sua inconsistenza. 

Molti sostengono che la vecchiaia sia sinonimo e portatrice di saggezza. Una balla planetaria.

La vecchiaia è solo l'evidenziatore che resuscita tutte le paure, quei dubbi relegati all'esilio coatto durante la vita attiva e produttiva. Quando la vita è piena e la morte è solo una remota possibilità.

L'uomo decadente è altresì un vigliacco.

Un essere umano che ha smarrito l'"essere", la propria spiritualità.           Un nuotatore solitario nell'oceano che ha perso la rotta e non si avvede che all'orizzonte c'è una barca pronta a tirarlo in salvo, gli basta aprire gli occhi per vedere e nuotare nella giusta direzione.

Una barca chiamata Fede. 

La sommatoria di questi pensieri sparsi ci consegna un uomo capace solo di erigere nuove frontiere.

Un uomo pieno di costrizioni, circondato da una serie infinita di impalcature che gli danno la futile sensazione di riuscire a stare in piedi da solo. Arrogante, viziato, scontroso.

L'uomo decadente va identificato unicamente con il maschio, in quanto non si può parlare di donna decadente in quanto, dalla creazione ad oggi, ha avuto scarso potere nel determinare quel calderone impazzito che è il mondo contemporaneo. Per cui, per parlare di donna decadente, dovremmo attendere almeno un altro secolo, sperando che in questo lasso di tempo la donna riesca a pareggiare i conti col potere maschile e ad essere determinante, a pari merito, in ogni scelta del mondo per il mondo.

Altro aspetto dell'uomo decadente è la presunzione di farsi promotore di moratorie e campagne che non lo riguardano affatto: ad esempio la moratoria sull'aborto. È bizzarro che l'uomo decadente si erga a giudice di dolori e sentimenti che non gli appartengono. Sia il parto che l'aborto toccano solo ed esclusivamente il corpo, la coscienza e la volontà delle donne.

Altrettanto bizzarro sarebbe se le donne lanciassero una moratoria mondiale sull'uso del Viagra, del Cialis etc. Sarebbe divertente, ma non avrebbe alcun senso.

L'uomo decadente è un gran maestro nell'erigere nuove e inutili frontiere, ma è stupido al cubo nell'ostinarsi a non accettare, e capire, che esiste una frontiera divina invalicabile tra l'universo maschile e quello femminile. Un vortice fatto di sensibilità e sensazioni di genere a cui dovrebbe esser negato l'accesso, e ogni forma di intromissione, a tutti i maschi della terra!

L'uomo decadente invade abusivamente i più delicati e intimi territori femminili solo per fissarne regole e procedure, mai per sostenere e dar man forte in caso di bisogno. E questo è terribile!

L'uomo decadente è brutto e non lo sa.                                                            Ed oggi ne ho avuto la triste, ultima conferma. Se mai ce ne fosse stato bisogno. Ero al bar per un caffè ed ho involontariamente ascoltato la conversazione di due tipi. Uno leggeva ad alta voce di uno stupro di gruppo sul giornale. L'altro commentava: "ma di che si lamenta quella, magari capitasse a me che quattro donne mi saltano addosso e per violentarmi...sai che pacchia!".

A quel punto mi sono convinto di una cosa:

Il maschio è nato decadente! La decadenza è nel DNA della sua parabola esistenziale. 

Ha raggiunto il massimo storico e raschia miseramente il fondo del barile.

Riuscirà mai ad uscirne fuori?

Io dico di sì, ma deve seguirmi. Ed ecco come:

Scoprire il valore dell'eleganza, della grazia, della buona educazione e della bellezza. Mettersi al fianco di ogni donna, madre, moglie, sorella, figlia, amante, amica che sia e fargli sentire la propria partecipata presenza e non più l'immotivata, egoistica assenza. Senza essere d'ingombro.

Liberarsi dalla smania del giudizio e della sentenza. Accettarne le diversità e il modo di essere.

Essere giustamente gentile: che cedere il passo, aprire lo sportello dell'auto, offrire il posto a sedere sui mezzi pubblici non sia più un gesto antico, ma di moderna ed elegante disponibilità.

Scrivere ogni tanto una frase o una lettera d'amore alla donna amata...certe cose restano nel cuore per l'eternità e fanno un gran bene non tanto a chi le riceve, quanto, e soprattutto, a chi le da.

La magnificenza dell'amore si celebra nella gioia del dare non nell'appagamento del ricevere.

Accettarne serenamente le decisioni riguardanti la sua sfera più intima e personale e dire la propria in proposito solo quando viene espressamente richiesta.

Limitarsi ad esprimere l'opinione personale su qualsiasi argomento, mai delle verità assolute.

Mostrare ampia disponibilità al dialogo e considerare la critica un valore positivo.

Fare della condivisione una regola di vita.

Porsi degli obiettivi perseguibili.

Vestirsi in maniera sobria ed elegante... non come zombi delle caverne.

Chi ha una certa età la smetta di sentirsi sempre giovane: l'età non è un valore positivo o negativo.

Sorridere, aprirsi agli altri, partecipare alla vita pubblica, proporsi in modo consono e opportuno.

Studiare, aggiornarsi, qualificarsi intellettualmente per potenziare la creatività.

L'esperienza acquisita senza la conoscenza di base ha scarso valore, non è che la banale ripetitività meccanica del dire e del fare. Come il cane che riporta il bastone lanciatogli dal padrone, quel cane non è più saggio e intelligente di altri cani, ha solo memorizzato il movimento. Ogni cane può farlo.

Potrei qui elencare un milione di altri comportamenti più o meno consoni, ma il tempo stringe e mi limito ad un'ultima considerazione:

Riscopriamo il valore dell'ideologia.                                                     L'ideologia nell'uomo intelligente è sempre motivo di dialogo e di discussione, solo nell'uomo decadente è motivo di scontro e di violenta contrapposizione.

Mai come oggi c'è bisogno dell'ideologia: una chiara appartenenza che formi il carattere di ogni singola esistenza. In caso contrario continueremo a smarrirci, a svolazzare come bandiere al vento senza vantare stabili punti di riferimento e continueremo a porci obiettivi strampalati e confusi e a sopravvivere rapportati a valori posticci.

Lucio Vecchiotti

info@luciovecchiotti.com

 

Roma, 13 marzo 2008



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